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I giocatori che devono decidere se fare call ad un all in entrano in trance per lungo tempo. In effetti è una decisione quasi sempre difficile, spesso tutto lo stack è a rischio per cui è comprensibile l’indecisione.
La mia curiosità al riguardo, nasce dall’osservare quanto spesso i giocatori amino accompagnare il call con la frase “Ti faccio AK”.
Tale frase forse ha un effetto magico, perché mette il giocatore che fa call a suo agio qualunque sia l’esito del colpo. Infatti, a seconda del risultato, viene poi ripetuta con toni diversi, nel caso abbia indovinato la frase diventa “Ti faccio AK!” oppure scema in una frase pronunciata a bassa voce, quasi sussurrata “Ti faccio AK...” come a rappresentare l’inevitabilità del suo agire.
Penso sia capitato di sentire (o pronunciare) tale frase anche a voi, ad ogni modo partiamo da questa domanda: mettere un avversario su AK ha un senso oppure è una follia?
Una seria analisi del gioco altrui permette di definire meglio i cosiddetti “range” di mani con cui riteniamo che gli avversari ci facciano all in. I range sono i più vari, alcuni giocatori farebbero la stessa mossa solo con carte mostruosamente forti, mentre altri rischiano molto di più.
Anche il miglior osservatore del mondo non è però in grado di assegnare esattamente una specifica mano all’avversario nella fase preflop.
Dobbiamo allora cominciare a ridere di questa folle abitudine di assegnare esattamente AK?
Oppure è solo un modo di dire per identificare una mano forte generica? In questo caso il concetto di range sarebbe vivo, AK racchiuderebbe in sé il concetto di mano molto forte.
A mio parere però non è così, perché la mia esperienza al tavolo mostra il contrario: il call viene poi fatto immancabilmente dalla coppietta di turno, dunque logica vuole che AK definisca esattamente e solo AK. Altrimenti fare call non avrebbe senso.
D’altro canto si può obiettare che AK è la mano forte più comune, dunque è probabile che sia davvero la mano da fronteggiare. Statisticamente avrebbe una logica assegnare quella specifica combinazione. In aggiunta, moltissimi giocatori hanno l’abitudine di andare all in proprio con AK: massimizzare la fold equity e prendere il piatto ora e subito senza rischi. Qualora ci fosse un call, tanto male non si è quasi mai messi. In particolare è proprio con AK che ci si lancia in enormi overbet preflop o in arditi e spropositati reraise fuori posizione. Le size possono identificare proprio AK.
Vista in questi termini l’assegnazione di AK ad un avversario è leggermente meno folle di quello che sembra. Ma ancora, da un punto di vista di tell, assegnare AK all’avversario vuol dire semplicemente dare credito per una mano forte perché tale è, dunque perché poi fare call in condizioni che ben che vada sono di flip? Un avversario in all in con AK è a suo agio, egli non sta affatto bluffando.
E potremmo continuare all’infinito, personalmente ritengo che restringere il range di un avversario ad una singola mano sia cattivo thinking process, nessuno possiede la sfera di cristallo. Forse è raramente possibile farlo per AA dopo una lunga serie di raise e reraise, ma mai per altre mani nel preflop. Ugualmente ritengo che AK offra spesso grandi segni della sua presenza, per cui può essere una buona scommessa dare un grande peso ad AK nel range dell’avversario.
Ora, dopo non aver concluso nulla con questo ragionamento, vi ribadisco però che questa frase “Ti faccio AK” sia per me motivo di grande curiosità.
Infatti è una frase che deve far suonare un campanello di allarme immediato. E non ha nulla a che vedere con tecnica di gioco, range o probabilità statistiche.
Dire “Ti faccio AK”, altro non è che una inversione altamente deleteria del modo di ragionare appropriato a Poker!
Identificare AK o altra mano specifica, è spesso una scusa bella e buona per fare call.
Il giocatore ha già deciso cosa vuole fare ed ha preso la decisione sulla base di cosa è per lui gradevole, non sulla base di cosa è ragionevole.
Una pessima abitudine ovviamente.
Tanti giocatori potrebbero mettere insieme i pezzi di cui dispongono per prendere una decisione più consapevole possibile, ma rinunciano per via dei motivi più vari: rabbia, antipatia personale, superstizione, frustrazione o altro.
Questo accompagna tutti i pessimi giocatori, solo che i pessimi giocatori ignorano la tecnica e non offrono alcuna giustificazione ai loro comportamenti sbagliati. Anzi, spesso li esaltano mettendo in evidenza senza imbarazzo che quelle sono le loro carte fortunate o che questo gioco è di pura fortuna, dunque è necessario rischiare ed osare.
Il giocatore che nasconde le sue debolezze dietro finti commenti tecnici è invece sulla vera cattiva strada e cambiare abitudini è molto difficile. Ha infatti già compiuto un primo passo in avanti, rendendosi conto che a questo gioco la tecnica e la matematica la fanno da padroni, ma non ha voglia di applicarsi. Gli basta essere al riparo dagli altri da un punto di vista umano, non di gioco.
Il suo cervello fa finta di razionalizzare, ma il suo istinto prevale. Il pessimo compromesso che ne deriva è un agire male e parlare “tecnicamente” tanto per giustificarsi ed auto compiacersi.
Poca tecnica male applicata è peggio del non aver tecnica per nulla. Molto spesso è meglio un totale principiante che un pessimo giocatore abbastanza esperto.
Il principiante totale perde ed è consapevole dei suoi limiti, il giocatore in questione invece perde ancora di più e pensa di avere delle qualità.
Non mette a fuoco che sfrutta quel poco che ha solo per giustificarsi agli occhi degli altri e persegue inveterate terribili abitudini.
Ha capito solo che perdere fa male, ma perdere ed essere derisi dagli altri è ancora più doloroso. Anzi, è inaccettabile, per cui difenderà le sue pessime giocate oltre ogni ragionevole obiezione o critica. E non migliorerà mai.
La frase che meglio identifica questo comportamento è proprio “Ti faccio AK”, ma se non siete ancora convinti o non la identificate con nessuno pensate alla frase “lo sapevo!”.
Quante volte avete sentito un giocatore esclamare “lo sapevo!” dopo aver fatto call e muck?
È lo stesso principio di prima: ovviamente non è vero che “lo sanno!” così come non sanno se l’avversario ha davvero AK, è semplicemente una speranza da un punto di vista del risultato ed una scusa per proteggersi dagli altri qualora fossero in errore.
La realtà dei fatti è che non resistono, devono vedere le carte, scoprire l’arcano e il call soddisfa tutti i loro desideri. L’unica cosa che ancora li urta è il perdere sotto lo sguardo degli avversari, ma la soluzione è semplice, appena l’avversario vi gira un punto migliore basta pronunciare le magiche parole “lo sapevo!”.
Come puoi dire che lo sapevi dopo aver visto di aver sbagliato? È folle. Di solito l’uomo si auto attribuisce frasi nel passato per mostrare agli altri di avere indovinato qualcosa che accade ora. A Poker riusciamo ad avere ed attribuirci con autorità un comportamento perfettamente incoerente!
Talvolta al tavolo si trova anche qualcuno che dopo un “lo sapevo!” seguito da un muck, ci mette una mano sulla spalla e ci consola dicendo “in effetti te lo aspettavi, peccato!”.
Pazzesco, dovremmo trovare qualcuno che ci schiaffeggia dicendo “ma come fai a fare call se sai di perdere? Sei matto forse?”
Eppure è così. Questi giocatori per me sono vicini all’irrecuperabile. Il giudizio degli altri incute sempre timore in ogni ambito della vita umana e ci sprona ad agire per il meglio sapendo di incorrere in approvazione.
Qualora si decida di essere poco influenzati dal giudizio degli altri spesso ci si pone al margine o si da vita a comportamenti particolari teorizzando di essere nel giusto.
A Poker però non esistono opinioni quando si girano le carte, è il punto migliore ad aver ragione a questo basso livello di pensiero. Dunque si trova una via di mezzo, giocare nella maniera appropriata è noioso talvolta e costa fatica. Meglio fare come ci pare, il tutto però con qualche pseudo giustificazione per proteggerci.
Un vero scoglio da abbattere consiste proprio nell’analizzare in maniera critica anche solo quel poco che abbiamo a disposizione, poi agire in base ai dati.
Non potete partire da cosa volete fare e poi pensare a come giustificarsi se le cose vanno male, è cattivo Poker. Annunciare l’unica mano che si batte per fare call è cattivo Poker.
"Confiteor"
L'articolo e' stato scritto per Card Player Italia oggi disponibile in tutte le edicole
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